Facebbok

 

NHM-Heating Lacunza Traforart Charnwood Lowenberg Deville Nestor Martin

Zetalinea
     

Maggio 2017 > Zetalinea Service

  BUONE PRATICHE PER UNA EFFICIENTE COMBUSTIONE DELLA LEGNA

La legna è sicuramente un ottimo combustibile, economico e alternativo rispetto ai tradizionali combustibili fossili. Il grande vantaggio in termici di effetto serra si consegue poiché, quando bruciata, la legna re-immette in atmosfera la medesima CO² (anidride carbonica) sottratta dalla pianta per il suo accrescimento.

 

Al contrario, la combustione dei combustibili fossili (petrolio e gas naturale principalmente) immette anidride carbonica sottratta all’atmosfera milioni di anni fa, incidendo in maniera sensibile sul riscaldamento globale. Tuttavia la combustione della legna non è esente dall’emissione in atmosfera di sostanze pericolose e inquinanti come CO (monossido di carbonio), polveri, particolato e fuliggine e altri composti che a elevate concentrazioni possono essere dannosi. Pertanto se si utilizza questo combustibile occorre prestare attenzione a tre fattori principali, nel rispetto della salute, dell’ambiente e del risparmio energetico:

  • le caratteristiche della legna bruciata
  • le prestazioni dell’apparecchio installato
  • la manutenzione del sistema

Nell’insieme delle “buone pratiche” per la combustione della legna riveste particolare importanza la qualità della materia prima, intendendo per qualità non solo le caratteristiche della legna in senso stretto, ma a valle di tutta la filiera e quindi dall’origine, al trasporto, alla fase di produzione/lavorazione, alla conservazione e utilizzo.
La qualità e caratteristiche dei biocombustibili legnosi trovano attualmente codifica e descrizione nella specifica norma, la UNI/TS 11264:2007 .
Se la legna è ben stagionata, con un ridotto contenuto d’acqua (20%), è in grado di fornire potenzialmente 10 kWh ogni 2,5 kg bruciati, vale a dire la stessa quantità di energia che produce 1 m³ di gas metano oppure 1 l di gasolio. Se la legna invece ha umidità del 50%, per produrre la stessa quantità di energia occorrono circa 4,5 kg. Inoltre, quando la legna è troppo umida, la combustione è imperfetta, si genera meno calore e si producono più polveri e fuliggine. Ciò comporta maggior inquinamento, la necessità di pulire il camino con maggiore frequenza, e la possibilità di autocombustione della canna fumaria con conseguenze anche gravi in caso di incendio.

Limitatamente alla legna da ardere, per raggiungere il livello di umidità consigliato sono necessari non meno di due anni di stagionatura, lasso di tempo che deve quindi essere preso a riferimento quale “buona pratica” da rispettare. A tal proposito è anche importante che la legna venga accatastata:

  • all’esterno,
  • in un luogo coperto,
  • ben areato
  • rialzato rispetto al terreno.

La presenza di composti chimici estranei (es. riconducibili a legno trattato con colle o vernici) oltre a produrre emissioni inquinanti di varia natura, possono infatti provocare anche danni e malfunzionamenti all’impianto e al camino. La presenza di questi additivi inquinanti può talvolta essere facilmente individuata da odori ben diversi da quelli del legno che si sviluppano nella fase di combustione.

Dal punto di vista qualitativo, altro aspetto che può incidere in maniera anche significativa sulla scelta, utilizzo e resa della biomassa legnosa è quello che riguarda l’essenza. In questo ambito risultano infatti farsi normalmente preferire le essenze di legno classificate come “dure” e generalmente riconducibili alle latifoglie (faggio, rovere, carpino, acero), piuttosto che quelle definite “dolci” e perlopiù riconducibili alle conifere (abete e pino in particolare). Le differenze, in qualche caso rappresentate anche da un apprezzabile diverso potere calorifico, sono però per lo più riconducibili a una diversa modalità di combustione che può essere anche sfruttata in positivo a seconda dell’utilizzo (combustioni più o meno vivaci, più o meno durature, diversa lunghezza della fiamma, diversa velocità e facilità di accensione), ma anche avere risvolti negativi ad esempio riguardo agli effetti di vetro sporco normalmente maggiori per le specie dolci (per lo più resinose) rispetto alle specie dure.

La scelta, la corretta installazione e l’adeguata manutenzione dell’impianto di riscaldamento domestico a biomasse consentono di ottimizzare il rendimento e di ridurre le emissioni di inquinanti in atmosfera.

La prima regola essenziale per il buon funzionamento dell’apparecchio di riscaldamento domestico a biomasse è l’installazione a regola d’arte. Il dimensionamento dell’impianto, il suo posizionamento nello spazio domestico, la geometria e l’altezza della canna fumaria, sono elementi fondamentali per il funzionamento ottimale.

In secondo luogo, la manutenzione periodica regolare come la pulizia della camera di combustione, rimozione delle ceneri, controllo del tiraggio, e la pulizia della canna fumaria a opera di tecnici qualificati, giocano un ruolo fondamentale per il buon funzionamento dell’impianto e quindi la riduzione delle emissioni di inquinanti in atmosfera. La norma UNI EN 10683:2012 impone la pulizia di tutti i camini allacciati ad apparecchi a legna almeno 1 volta ogni 2 anni. Apparecchi e camini sporchi peggiorano la combustione, aumentano il consumo di combustibile e l’emissione di polveri ed espongono gli edifici a potenziali rischi di incendio da surriscaldamento delle canne fumarie.

È fondamentale ottimizzare e avere il controllo delle condizioni di combustione degli impianti a biomasse, per ridurre al minimo le quantità di idrocarburi policiclici aromatici e particolato emessi in atmosfera.

In particolare si deve focalizzare l’attenzione sul miglioramento delle caratteristiche tecniche dell’impianto e sull’attuazione delle pratiche di manutenzione degli impianti domestici.
Una famiglia su due in Italia possiede ancora una cucina economica oppure una stufa tradizionale. Ma qual è il rendimento di questi apparecchi? Per produrre 10 kWh con una cucina economica (rendimento pari al 50%) occorrono circa 5 kg di legna correttamente essiccata, mentre con una moderna stufa ne occorrono circa 3 kg.
La sostanziale differenza si spiega unicamente considerando le tecnologie impiegate nella costruzione delle moderne stufe, dotate di un controllo efficace della combustione, di passaggi d’aria secondari e di una struttura adeguata a raggiungere alte temperature.
Pertanto, una buona combustione significa sempre alto rendimento energetico, ridotte emissioni, e poche ceneri residue. Al contrario, se il fumo all’uscita del camino è denso e scuro, se si sentono cattivi odori e vi è la produzione di molta cenere la combustione non è ottimale e i consumi di combustibile aumentano.

BUONA COMBUSTIONE

CATTIVA COMBUSTIONE 


Fumo quasi invisibile

Fumo denso all’uscita dal camino di colore da giallo a grigio scuro

Nessun odore

Formazione di cattivi odori a causa delle sostanze nocive

Cenere grigio chiaro o bianca

Cenere scura e pesante, con la testa del camino (comignolo) sporca di nero

Poca fuliggine nei camini e basso consumo di combustibile

Notevole consumo di combustibile

Fiamme blu o rosso chiaro

Fiamme rosse o rosso scuro


Nel ciclo di funzionamento dell’apparecchio le fasi di accensione e spegnimento (i cosiddetti transitori) sono quelle in cui si formano elevate quantità di inquinanti nei fumi, non essendo state ancora raggiunte le condizioni ottimali di combustione. Se da un lato la tecnologia e il funzionamento degli impianti a biomasse a legna di nuova generazione ha migliorato di molto le condizioni di combustione e di conseguenza anche la resa in termini di calore prodotto, dall’altro è importantissimo ricordare che esistono una serie di norme di buona installazione .

La norma UNI EN 10683:2012 “Generatori di calore alimentati a legna o altri biocombustibili solidi – Requisiti di installazione” definisce i criteri per la verifica, l’installazione, il controllo e la manutenzione degli impianti destinati al riscaldamento dell’ambiente e/o alla produzione di acqua calda sanitaria e/o alla cottura dei cibi.

Bruciare bene la legna non è facile. Le ragioni di questa complicazione risiedono in primo luogo nella difficoltà a mescolare un combustibile solido (il legno) con un comburente gassoso (l’ossigeno). Un altro aspetto molto delicato nella combustione della legna è rappresentato dalla grande varietà di composti che formano ciò che comunemente chiamiamo “legno”, ognuno dei quali caratterizzato da una propria temperatura di infiammabilità. Tra i composti che formano il legno vi è inoltre l’acqua, la quale, pur non bruciando, contribuisce a sottrarre energia alla combustione con il passaggio di fase. Anche se bruciare bene il legno è molto difficile, esistono dei semplici accorgimenti che contribuiscono a bruciare la legna in un modo più efficiente, utilizzando al meglio l’energia ed evitando di inquinare l’aria. Di seguito sono riportati alcuni consigli pratici:

A) Non caricare troppa legna in camera di combustione, massimo fino la metà di questa
B) Non posizionare i ceppi attaccati ma disporli in modo tale che l’aria circoli liberamente tra di essi
C) Eseguire la procedura di “accensione dall’alto”
D) Non chiudere troppo presto i registri dell’aria, la combustione ha bisogno di ossigeno affinchè avvenga l'ossidazione dei gas volatili
E) Non lasciare aperto l’ingresso di aria primaria
F) Accertarsi che ci sia sufficiente apporto di aria in ambiente per la combustione o che la griglia di ingresso per l’aria esterna sia pulita e di sezione adeguata.

 

Se hai bisogno di maggiori informazioni, contattaci

 

   Pagina precedente - Go Back




ZETALINEA SRL

 Via Malopera Nord, 2587 - 45021 - Badia Polesine (RO) - P.Iva: 01426760292
Tel. (0039) 0425.52112 - Fax. (0039) 0425.590699
 
  Mail: info@zetalinea.it

  FDL Studio

MAPPA DEL SITO - AREA RISERVATA - COOKIE POLICY - LEGAL NOTICE - PRIVACY POLICY
HomePinterestInstagramYouTubeGoogle PlusTwitterFacebbok Zetalinea Facebbok